I provinciali

Jonathan Dee ha scritto sette romanzi e I Provinciali è l’utimo.

Dee insegna scrittura alla Columbia University e contravvenendo al detto secondo cui “chi non sa fare insegna” è un vero fuoriclasse. Nel 2011 con I Privilegiati è stato uno dei finalisti del premio Pulitzer.

I Provinciali: la trama

Si tratta di un romanzo corale ambientato ad Howland una piccola cittadina del Massachusetts nel periodo immediatamente successivo all’11 settmbre.

La storia prende il là da Mark Firth il quale si trovava a New York proprio il giorno fatidico dell’attacco alle torri gemelle. Mark era stato vittima di un truffatore che gli aveva rubato tutti i suoi risparmi. Il viaggio a New York era finalizzato ad incontrare un avvocato che aveva intenzione di intentare una causa collettiva per i molti frodati dalla stessa persona. Mark nella vita era un imprenditore edile, volentoroso lavoratore con scarso senso degli affari. L’incapacità di Mark di creare un benessere economico duraturo determina le prime crepe nel matrimonio con Karen.

i provinciali di jonathan dee

La rinuncia ad un secondo figlio prima e il terrore di non potersi più permettere la scuola privata per la sua unica figlia poi, diventano macigni insormontabili nel loro matrimonio. Al fallimento di Mark si affiancano l’insoddisfazione della sorella Costance, che non riesce ad instaurare una relazione stabile e che detesta il suo lavoro da insegnate.

Stessa situazione di precarietà ed insoddisfazione per un altro fratello, Glenn.

E poi tutti gli altri abitanti del paese, le cui vite si intrecciano si annodano e poi si dividono.

Sino a quando l’equilibrio della vita quotidiana di Howland non verrà meno a causa del trasferimento di un miliardario da New York che interverrà nella vita pubblica provocando stravolgimenti anche nelle vite private di ognuno.

La recensione

Prendiamo le mosse da una premessa indispensabile. Dall’11 settembre il mondo è stato investito dall’onda travolgente del politicamente corretto.

Nell’animo umano si annidano come sempre ogni sorta di sentimenti malevoli. La loro esternazione è ormai relegata ai social network dove il capro espiatorio di turno diventa il catalizzatore di tutto quello che la gente vorrebbe dire ma che è costretta a tenersi dentro.

Non auspico il ritorno alla barbarie del passato in cui era possibile dire tutto ciò che ci passava per la testa senza aver alcun rispetto per temi delicati. Ma sicuramnte l’eccesso a cui siamo giunti è non solo ipocrita ma anche pericoloso. Reprimere forzatamente determinati pensieri non li elimina, fa solo sì che stipati tutti insieme prima o poi esplodano.

Perchè questa premessa? Perchè ho amato questo romanzo sin dalla prima pagina in cui, all’indomani dell’11 settembre, il protagonista di turno era solo preoccupato dei suoi interessi personali. Nessuno sentimentalismo, nessun senso di fratellanza universale. Solo un sano e naturalissimo egoismo.

Ora, non fraintendetemi, il personaggio di turno era un sociopatico privo di qualsiasi forma di morale. Ma questo incipit mi ha fatto subito capire che in questo romanzo non si sarebbe certo andati alla ricerca dei sentimenti che la società ormai pretende che la gente provi.

Le premesse sono state mantenute e ad ogni pagina mi sono trovata di fronte a persone “provinciali” il cui campo visivo era limitato ai propri piccoli interessi individuali. Non gente encomiabile e dalla condotta esemplare. Persone grette ed egoiste ma squisitamente vere. Persone che dopo i primi mesi di sconquasso emotivo per le torri gemelle hanno cominciato a chiedersi se questo sconquasso un senso lo avesse avuto. Se tutto questo piangere insieme non fosse il modo sbagliato di reagire.

Questo il commento di pancia. C’è poi tutto un aspetto sociologico riguardante lo stato della società americana. Tutta la rabbia e l’insoddisfazione che serpeggiano ad Howland sono la stessa rabbia ed insoddisfazione che pervadono tutta l’America e che sappiamo essere sfociate nell’elezione di Trump. Non è questa la sede per le valutazioni politiche.

Fatto sta che a corollario di tutto c’è una disparità economica che sempre più si delinea tra chi da un lato fatica ad arrivare a fine mese e chi ha talmente tanti soldi da poter finanziare un intero paesino di provincia.

Se siete attenti sapete che chiaramente questo quadro non riguarda solo l’America. Che la povertà generalizzata rigaurda anche il resto del mondo. Così come l’insoddisfazione che genera rabbia. E la rabbia va incanalata, perchè la storia ci insegna che uno scoppio improvviso genera mostri.

Sto divagando. Il libro è molto bello. E se nel leggerlo farete qualche riflessione in più ben venga!

Se sei in cerca di altri libri sbircia le mie recensioni.

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