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L’influenza delle stelle

L’influenza delle stelle è l’ultimo romanzo di Emma Donoghue.

L’autrice aveva raggiunto fama internazionale con la trasposizione cinematografica del suo precedente romanzo ( Stanza, letto, armadio, specchio). Il suo nome non mi era quindi sconosciuto ma non avevo avuto occasione di leggerla

L’influenza delle stelle : la trama

Ci troviamo a Dublino nel 1918. Infuria non solo la prima guerra mondiale ma anche e soprattutto l’influenza spagnola. Una pandemia globale che ha messo il mondo in ginocchio.

L’infermiera Julia Power si trova a dover gestire da sola, per tre lunghissimi giorni, il reparto ospedaliero dove sono ricoverate le donne incinte colpite dall’influenza.

l'influenza delle stelle

In questi giorni verranno perse, ma anche salvate vite.

Nasceranno bambini e si scriverà un nuovo capitolo della vita di tutti i personaggi.

La recensione

L’influenza delle stelle è un pugno nello stomaco.

Scritto magistralmente. Non è da tutti rendere appassionante la narrazione di vicende che si svolgono in una piccola stanzetta d’ospedale in un momento di grande crisi.

Coinvolgente. Non si può non rimanere coinvolte emotivamente da tutto quello che accade ai personaggi che conosciamo.

Grandissimo spunto di riflessione. Sono molteplici gli aspetti su cui vi troverete a riflettere alla fine.

Si parte subito con il parallelismo con il Covid. Nel libro infatti ci troviamo di fronte all’influenza spagnola, che niente ha da invidiare al Covid (e viceversa). E’ una sensazione stranissima rivedere in gesti del passato il nostro presente. Le mascherine, i guanti, le precauzioni igieniche.

Stabilita questa prima base di empatia si entra nel reparto maternità. E qui partono le considerazioni legate alla condizione della donna, che per quanti secoli passino migliora sempre troppo lentamente. Si affacciano le paure ataviche legate al parto anche in epoca moderna.

E poi la sofferenza dei poveri e dei reietti. Lo spettro dell’orrore perpetrato dalla chiesa cattolica in Irlanda. Lw ingiustizie subite dagli Irlandesi ed opera degli inglesi.

Tanti, tantissimi temi che potevano dar vita ed un enorme guazzabuglio ed invece hanno contribuito tutti a creare un romanzo bellissimo. E lo sapete che non sono quasi mai così entusiasta.

Devo però per onestà intellettuale aggiungere che la lettura per alcuni uomini potrebbe risultare pesante. I dettagli circostanziati riguardanti i parti potrebbero non essere troppo avvincenti per loro.

Per associazione di empatia accosto a questo libro dia “Perdersi” di Elizabeth Jane Howard che “Tutto quello che volevi” di Helen Monks Takhar.

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