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Narciso nero

Narciso nero è il romanzo più famoso di Rumer Godden.

Non si tratta di un romanzo recente, venne dato alle stampe nel 1939 e ne venne tratto un famosissimo film nel 1947. Di recente è arrivata su una piattaforma streaming una nuova miniserie tratta sempre dal romanzo. Ed in effetti è in questo modo che sono venuta a conoscenza del libro che, mea culpa, sino ad oggi non avevo sentito nominare.

Non avendo alcuna intenzione di farmi rovinare la lettura di un buon libro dalla precedente visione della sua trasposizione cinematografica mi sono affretta a comprarlo ed a leggerlo.

Narciso nero: la trama

Ci troviamo in India verso la metà del secolo scorso. Un gruppo sparuto di suore viene inviato a fondare una piccola comunità in una località remota, a grande altezza vicino alle cime dell’Himalaya.

narciso nero rumer godden

La giovane madre superiora, suor Clodagh, parte piena di buone intenzioni e ambizioni che si scontrano quasi subito con una realtà a cui non era preparata. Gli abitanti del luogo hanno una visione della vita molto lontana da quella degli occidentali, vita che non viene toccata quasi per nulla dal mndo esterno visto l’isolamento geografico in cui si trovano.

L’aria rareffata e le difficoltà del corpo ad adattarsi rendono difficile alle suore mantenere il rigore e la disciplina proprie del loro ordine. Un po’ alla volta qualcosa in loro cambia.

La recensione

La bellezza di questo romanzo è tutta nell’atmosfera rareffata che lo pervade.

Non ci sono avvenimenti eclatanti, ma piccole azioni quotidiane che diventano sempre più impellenti in un clima claustrofobico. Un giorno alla volta, in maniera impercettebbile, i desideri reconditi di ciascuna suora diventano sempre più impellenti, bussano costantemente alle porte delle loro coscienze, diventano irresistibili.

Impossibile opporre resistenza. Impossibile ricordare chi si era prima di arrivare al palazzo di Mopu, che rappresenta per loro un luogo fuori dal tempo.

Personalmente non ho faticato ad immedesimarmi nella condizione delle suore e non dubito che la permanenza a simili altezze possa alterare la percezione della realtà.

Parlo proprio per esperienza personale. Alcuni anni fa ho fato un viaggio in Tibet ed ho sofferto non poco a causa del “mal di montagna”. Difficile descriverlo poichè si sostanzia non solo in un malessere fisico, in mal di testa e manzcanza di aria, ma influisce sulla percezione di quello che vi circonda. I colori, i sapori, l’atmosfera, tutto viene alterato e si vive in una sorta di stato crepuscolare.

Perfettamente calibrato l’epilogo del libro, che a prima vista potrebbe sembrare scontato e forse lo è ma non chiave dispregiativa. Si tratta piuttosto di un qualcosa di inevitabile.

Ve ne consiglio assolutamente la lettura e per associaone di sensazioni insieme a questo vi consiglio anche : L’Attesa

  • NARCISO NERO
  • pp. 288 – € 12,00
  • Bompiani

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