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Clafoutis salato con broccoli guanciale e pecorino

Cucinare mi è di grande aiuto nei momenti di tristezza, anche se poi non mi va molto di mangiare… Ma la cucina ha davvero proprietà taumaturgiche. Il semplice gesto di pulire un broccolo è in grado di occupare i miei pensieri e rilassare il mio corpo.
Quando poi il piatto è buono come questo, la fame torna 😛
Questi claufutis salati hanno una sapore delicatissimo. Li ho provati anche in versione vegetariana (con i soli broccoli) e sono buonissimi!

Ingredienti per 4 persone
200 g di broccolo romanesco
70 g di guanciale
1 cipolla
40 g di farina
3 uova
80 ml di latte
80 ml di panna
40 g di pecorino grattuggiato
olio evo
sale pepe

Pulite il broccolo, tagliatelo in cimette e cuocetelo in acqua salata per 10/12 minuti (le cimette devono rimanere compatte)
Tritate la cipolla e fatela soffriggere in un filo d’olio.

Aggiungete il guanciale e fatelo insaporire per tre minuti (o comunque sin quando il grasso non diventa trasparente)
 Unite i broccoli e fateli insaporire per un paio di minuti.
Sbatte le uova e poi unite la panna

e la farina (sbattete velocemente o usate delle fruste elettriche per evitare che si formino dei grumi). Infine aggiungete il pecorino.

Versate i broccoli ed il guanciale sul fondo delle pirofile (io li ho fatti monoporzione, ma potete tranquillamente versare il tutto in una pirofila grande e poi tagliarlo!).

Ricopriteli con il composto preparato con le uova ed infornate a 180° per 30 minuti. (Se nel corso della cottura si dovessero gonfiare tanto da sembrare sul punto di esplodere, non vi preoccupate! Non esploderanno e torneranno “normali” una volta freddi!!!!)

P.S. La mia ultima lettura: Shantaram

Questo libro è stato il grande best seller dell’anno scorso (non solo in Italia). Di solito non mi fido dei libri stravenduti … e faccio bene!
Ma lasciatemi spiegare. Il libro ha alcuni pregi. Descrive con incredibile lucidità Bombay e gli indiani. La loro essenza, il loro modo di vivere e sentire.
Ho letto molti libri di autori indiani, ma ovviamente un libro scritto da un indiano non è in grado di mettere in luce aspetti delle loro civiltà che potrebbe aasumere caratteri rilevanti per altri popoli. Roberts parla per esperienza diretta e mette in luce caratteristiche davvero illuminati. Il personaggio di Prabaker (un’indiano conosciuto dal protagonista al suo arrivo in India) vale da solo la pena di leggere il libro.
Altro punto a favore è che le storia sembra sconfinare nella fantascienza, ma non è così, perchè si tratta di un racconto autobiografico!!! (Brevemente: il protagonista – australiano – finisce in prigione per rapina a mano armata, riesce a fuggire e si rifugia in India. Qui prima vive in un piccolo villaggio, poi in uno slum a Bombay dove apre una piccola infermieria, poi comincia a fare il malvivente con la mafia locale e partecipa alla guerra in Afghanistan…)
Indubbiamente si tratta di una lettura avvincente. Il problema è che Roberts si dipinge come una figura a metà tra Gesù e Rambo … e dopo un pò questo suo autoincensarsi mi ha dato un pò sui nervi!

Ma io sono sempre rigida con i libri, tenetene conto 😉

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7 Commenti

  1. La mia piletta di libri da leggere sta terminando, mi annoto questo libro che mi sembra interessante sotto molti punti di vista. La cucina ha lo stesso effetto anche su di me e i tuoi clafoutis mi piacciono moltissimo, brava

  2. Che bell'aspetto il tuo clafoutis, mi segno le dosi!!! Le tue recensioni sui libri sono preziose, mi dai un sacco di idee (io sono una gran lettrice)… A presto!

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