Al di qua del fiume. Il sogno della famiglia Crespi

Posso annunciare senza tema di smentita che Al di qua del fiume di Alessandra Selmi è candidato a diventare il libro più venduto del prossimo autunno/inverno.

Andiamo come sempre con ordine e partiamo dalla trama.

al di qua del fiume

Al di qua del fiume: la trama

Siamo nel 1877 e Cristoforo Crespi ha acquistato un enorme estensione di terreno a ridosso del fiume Adda. Non solo. Ha anche ottenuto una concessione statale per deviare il corso del fiume e creare un canale che gli consentirà di costruire ed alimentare un cotonificio.

Il ramo della famiglia Crespi a cui appartiene Cristoforo è quello dei Tengitt, tintori, che con il cotone ha sempre lavorato. Benestanti ma non ricchi. Cristoforo ha da sempre grandi ambizioni e vuole mettere a frutto il capitale di famiglia creando non solo un cotofinicio, ma una vera e propria comunità in cui accogliere e far vivere i propri operai.

Il suo sogno è costruire un villaggio intorno alla fabbrica dove possano abitare i suoi dipendenti. Fornirgli cibo, istruzione per i figli, cure mediche. Insomma rendere la loro vita agevole in modo da consentirgli di dedicarsi al lavoro senza preoccupazioni.

Per dar vita al suo sogno Cristoforo chiama a sè quelli che negli anni si sono rivelati i dipendenti più fedeli: Carlo Vitali, Oreste Malberti, Luigi Agazzi.

È questo l’inizio del suo sogno che il lettore vivrà in sua compagnia ed in quella dei suoi dipendenti sino alla sua triste conclusione.

La recensione

Confessatelo: nel vedere la copertina del libro non avete immediatamente pensato a L’inverno dei Leoni?

Io sì. Del resto il romanzo della Auci ha inaugurato una nuova epoca del romanzo storico italiano orientato ora verso il racconto di grandi saghe familiari. Non sorprende, questa è la direzione imboccata in generale dal gusto dei lettori. Sono le saghe a conquistare il cuore della gente, al di là della bandiera che sventola sulla famiglia protagonista (cito tra tutti – perchè tra i miei preferiti – la saga di Jalna di Mazo de la Roche).

A differenza però delle saghe che provengono dall’estero qui in Italia prende il sopravvento la base storica ed il racconto diventa l’occasione per riscoprire il passato del nostro paese e una parte della nostra identità.

Quasi impossibile sbagliare il colpo, quindi, lì dove la scelta della storia da raccontare è vincente (come in questo caso).

La Selmi però nonostate intitoli il libro “il sogno della famiglia Crespi” sceglie di dar vita ad un racconto corale. Perchè non sono solo gli imprenditori a scrivere la storia, ma anche le persone che per gli imprenditori lavorano.

Viene fuori quindi uno spaccato dell’epoca di ampio respiro, sebbene il racconto riguardi un esperienza lavorativa tutta particolare e non rispecchi in pieno le condizioni generali dell’epoca.

Il libro è avvicente e ben scritto, uno di quelli che non potete non leggere.

Non posso però esimermi da rilevarne qualche pecca (nessuno è perfetto). Se da un lato la coralià è un pregio, dall’altro ne divine in parte un difetto poichè il distribuire l’attenzione su troppi personaggi finisce con il non dare il giusto risalto ad ognuno di essi.

Così, ad esempio, Silvio Crespi da giovane pieno di sogni diventa imprenditore determinato e con immensa ambizione senza che il lettore lo segua in questa sua evoluzione. Il rapporo che lo lega ad Emilia torna in vita apparentemente senza alcuna spiegazione. Elvira Malberti ritorna ad essere una persona piena solo di cattivi sentimenti senza che di questo noi avessimo sentore. E così via.

Ma nel complesso il romanzo di regala una serie di personaggi che difficilmente dimenticherete.

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